domenica 25 luglio 2010, 08:00
Ospedali, ecco le proposte dei medici
Una coperta che si accorcia giorno dopo giorno a causa dei tagli messi a
punto dalla vecchia giunta regionale, la Sanità nel Lazio. A fare le
spese di queste sforbiciate selvagge mirate i cittadini. Proprio in loro
difesa, si è riunita, la consulta di medici della capitale presso la
sede della fondazione «Nuova Italia». Strategie e soluzioni per un
modello di sanità «virtuoso», su stampo di quello lombardo, sono state
avanzate dai camici bianchi romani davanti al sindaco Alemanno, nel
corso del tavolo tecnico «Futuro della sanità», coordinato da Adolfo
Panfili, delegato del primo cittadino per i Rapporti con le istituzioni
sanitarie. «Il sistema sanitario - dice Panfili - è claudicante, si può
assimilare a una ferita che sanguina. E che, pertanto, deve essere
suturata con idee vincenti». «Con l’auspicio che si possa creare -
prosegue - una solidarietà tra i soggetti che erogano sanità, cioè tra
strutture pubbliche e private. Devono collaborare per la tutela del
paziente e non farsi la guerra, come spesso accade. Bisogna, ad esempio,
informatizzare la sanità, affinché vi sia una traccia chiara anche
delle prestazioni mediche effettuate». La necessità di intervenire sui
capitoli di spesa come i ricoveri «impropri» in ospedale dove un posto
letto per lunga degenza costa al paziente tra i 640 e i 720 euro, è la
priorità secondo Emilio Mortilla, presidente di Ageing Society
Osservatorio per la Terza età: «Punto l’accento sull’importanza di
un’assistenza territoriale per i soggetti fragili, che nella capitale
sono 275 mila». Parere condiviso da Antonio De Santis, direttore
sanitario del 118 Lazio. Che, a conferma della importanza della
centralità del territorio, snocciola dati relativi ai soccorsi
effettivi: «Le prestazioni funzionali sono state 379 mila solo nel 2009 e
saranno, in proiezione per quest’anno, più di 400 mila». Centralità del
territorio, ma anche centralità del medico per Foad Aodi, consigliere
dell’Ordine dei medici di Roma: «I camici bianchi lavorano con l’incubo
di essere denunciati dai pazienti. L’ordine dei medici propone lo
strumento della conciliazione».