"Medici Stranieri in Italia: 4 anni di convegni,
ricerca, dialogo e tanto lavoro sul campo"
di Anelise Sanchez
Roma – Ieri affermato ingegnere in Romania,
oggi manovale in Italia. A Lima, Peru, era un
insegnante di una scuola elementare. A Roma, invece, fa la cameriera due volte
a settimana. In Iran aveva la reputazione di un riconosciuto cardiologo. A
Milano è un rifugiato impedito di lavorare.
Un problema comune a molti stranieri
regolarmente soggiornanti in Italia è la difficoltà di farsi riconoscere i
propri titoli accademici e, successivamente, accedere
al mercato di lavoro. Nonostante una gran parte degli immigrati sia in possesso
di un alto livello d’istruzione e di una professionalità da spendere, pochi
sono quelli che svolgono nel paese di accoglienza lo
stesso lavoro di prima.
Secondo i dati divulgati dall’OIM (Organizzazione
Internazionale per le Migrazioni), solo nel 2000 circa un milione e mezzo
di persone dei paesi in via di sviluppo e dotate di
qualificazione professionale avrebbero deciso di immigrare verso i paesi
economicamente più stabili. È il fenomeno chiamato “brain
drain”, ovvero, cervelli
in fuga.
I numeri parlano chiaro e dimostrano che gli
immigrati qualificati costituiscono una parte significativa
del flusso immigratorio verso l’Italia. Dai risultati di un recente studio
realizzato dal gruppo CERFE emerge che il 53% degli stranieri presenti sul
territorio nazionale è laureato nel suo paese d’origine. Altro dato rilevante è
che il 67,5% degli immigrati residenti nella città capitolina ha una formazione
secondaria superiore o universitaria.
La stessa indagine mette
in evidenza il fatto che il 77% delle donne e più del 66% degli uomini
immigrati in Italia affrontano un processo di dequalificazione
lavorativa, provocata principalmente dai mancati riconoscimenti dei titoli,
dalla burocrazia e dalla carenza di informazioni sul percorso legale per essere
abilitato alla professione.
Proprio per aiutare una specifica categoria di immigrati, i medici, a conquistare il diritto di veder
riconosciuto un titolo accademico ottenuto all’estero e quelli laureati in
Italia a iscriversi all’Ordine dei Medici a Roma è nata l’AMSI (Associazione
medici di origine straniera in Italia).
Presieduta da Foad
Aodi, medico di origine
palestinese laureato in Italia, l’associazione è stata creata nel 2000 per
rappresentare tutti i medici di origine straniera, è riconosciuta ufficialmente
dall’Ordine dei Medici e dalla Federazione Nazionale di tutti gli ordini dei
medici e collabora anche con il Ministero della Salute.
Foad spiega che, prima del 1989, oltre ai medici
comunitari solo quelli dotati di passaporto egiziano e siriano potevano iscriversi all’Ordine dei Medici. Successivamente, con la cosiddetta legge Martelli, tale
diritto è stato esteso anche ai medici stranieri in possesso del permesso di
soggiorno, residenti nel paese prima di quella data e dotati di laurea in
medicina e abilitazione all’esercizio conseguiti in Italia.
Con l’aumento esponenziale
del numero di iscritti all’ordine a livello nazionale, lo stesso diritto è
stato annullato, ma grazie ad un’intensa campagna di sensibilizzazione
realizzata dall’associazione, nel 2000 l’Ordine dei Medici di Roma annunciava
una novità attesa da molto tempo per la categoria. Era abolito l’obbligo della
cittadinanza europea per l’iscrizione all’Ordine dei medici. Sia
i cittadini extracomunitari laureati e abilitati in Italia, sia quelli
in possesso di titoli stranieri riconosciuti da un’autorità accademica italiana
e abilitati in Italia conquistavano il diritto di iscriversi presso l’Ordine
dei medici di Roma.
L’iscrizione all’Ordine dei
Medici Roma, la più grande d’Europa, con circa 38 mila iscritti, è
diventata un diritto acquisito. Comunque, i medici e
gli operatori sanitari che non hanno la cittadinanza italiana continuano ad
essere impossibilitati a partecipare ad un concorso pubblico e una volta
scaduto il loro permesso di soggiorno vengono automaticamente cancellati dall’Ordine
dei Medici. E questi non sono gli unici ostacoli alla
professione. Per accedere a una scuola di
specializzazione, un medico straniero deve procurarsi una borsa di studio
offerta da un ente riconosciuto dal Ministero degli Esteri o finanziata dall’ambasciata
del suo paese di origine.
Foad commenta che, se da un lato, l’alto numero di
medici, principalmente nella capitale, non favorisce l’ingresso di altri medici stranieri in Italia, dall’altro si verifica
una carenza di professionisti in alcune specializzazioni come la radiologia, l’anestesia
e nei settori infermieristico e della fisioterapia. «Abbiamo organizzato un
incontro con
Per rendere concrete le sue
proposte, l’AMSI ha dialogato con tutti gli schieramenti
politici e continua, tuttora ad avere uno stretto rapporto con tutte le
autorità nazionali competenti per la valutazione dell’idoneità della
documentazione comprovante le qualifiche e la formazione dei medici migranti e
anche il loro accesso alla professione. «Finora abbiamo ricevuto cinque targhe al merito, in argento, offerte
dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi,
e una targa consegnata dalla Regione Lazio», sottolinea
Foad.
Il presidente dell’AMSI commenta anche che
alcune battaglie sono trasversali e che, per questo, molti diritti devono
essere difesi direttamente dalle comunità immigrate ma che, purtroppo, non si verifica una grande coesione tra di loro. «Credo che la
mancanza di dialogo tra le comunità è una lacuna che deve essere colmata».
Attualmente, l’AMSI riunisce circa 600 medici su tutto il
territorio nazionale e oltre a promuovere diversi convegni e dei corsi di
aggiornamento gratuiti, l’associazione è direttamente impegnata sul campo.
Grazie a degli accordi stabiliti con le Asl RM G, B e
F, i medici dell’AMSI svolgono, volontariamente, l’attività di
assistenza sanitaria agli stranieri regolari e non.
In 15 ambulatori gestiti dalle Asl, i medici effettuano visite di
medicina generale, visite specialistiche e odontoiatriche nella lingua russa,
croata, macedone, albanese, araba, rumena, iraniana, inglese, cinese, spagnolo,
portoghese, polacca, francese, indiana e, ovviamente, anche in italiano.
Per i cittadini che non sono iscritti al
Servizio Sanitario Nazionale, basta rivolgersi agli uffici amministrativi della Asl e richiedere la tessera Stp, rilasciata agli stranieri temporaneamente presenti in
Italia e valida per sei mesi. Con questo documento, anche gli immigrati in
condizione di irregolarità possono chiedere l’impegnativa
per una visita in uno degli ambulatori AMSI.
Foad afferma che, mensilmente, l’AMSI presta 300
prestazione e che le patologie più frequenti degli immigrati che si rivolgono
agli ambulatori sono quelle ginecologiche, di pediatria e di ortopedia.
«Si verificano spesso casi di ernia di disco e
artrosi, patologie comuni a chi svolge un lavoro pesante o vive in una
abitazione non idonee, dove c’è la presenza di umidità».
Inoltre, una volta a settimana, presso l’ ordine dei medici di Roma, l’AMSI presta consulenza
gratuita per gli operatori sanitari stranieri e ha fondato una commissione per
le problematiche dei medici stranieri che riunisce tutte le 113 ordini dei
medici in Italia.